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Auto ferme in officina in attesa dei ricambi

Quando il noleggiatore impone la fornitura dei pezzi - Arval ora studia una soluzione di compromesso

SOLE 24 ORE 

Anche nel settore delle flotte aziendali c'è un'accesa polemica sulla fornitura diretta dei ricambi alle officine fiduciarie. Il problema è lo stesso già noto nella Rc auto (e sul quale in questi mesi si è riaperto lo scontro fra assicurazioni e carrozzieri): sono gli operatori più grandi a imporre la fornitura ai riparatori, facendoli diventare meri prestatori d'opera. Nel noleggio ha iniziato in modo intensivo l'Arval, seguita da altri come per esempio Locauto (con la sua rete «A posto» di Rhiag, uno dei network di officine con marchio unico nati nell'ultimo decennio) e LeasePlan ( «Checkstar» di Magneti Marelli). Anche se con formule diverse e sfumature alleggerite e meno penalizzanti nella ripartizione dei margini con la rete.

 

Il caso-Arval è il più importante, con una flotta che origina un potenziale di 400mila interventi di manutenzione e riparazione l'anno. Un terzo dell'intero mercato del noleggio a lungo termine. Poco distanziata LeasePlan (110mila veicoli), distanziata Locauto (8mila, con un potenziale sui 24 mila interventi). Applicando a questi dati i parametri correnti forniti da indicatori largamente condivisi come quelli di Gipa (costo medio al privato di un'entrata in officina non meno di 200 euro), Arval per le sue officine "varrebbe" sui 27 milioni di euro tra ricambi e manodopera a valore corrente e di listino. Detraendo l'Iva, attribuendo ai ricambi un valore di listino del 60% del costo totale della riparazione e ipotizzando un margine lordo medio sui ricambi del 30% (valore molto prudenziale), si può parlare di un "tesoretto" di oltre 3,5 milioni di euro. E, a fronte di un costo orario della manodopera intorno a 28 euro praticato correntemente dalle officine indipendenti ai propri clienti, Arval ne riconosce circa 23, risparmiando un altro 15% sulla manodopera, pari a un altro milione abbondante.

Lo scontro è aperto e ormai è tracimato oltre i limiti della polemica interna tra noleggiatori e rete fiduciaria. Di qui la non buona accoglienza delle officine ai clienti del noleggio a lungo termine e le relative lamentele (si veda il servizio sopra). E, anche quando il trattamento resta buono, il cliente non può non percepire negativamente le attese per cambiare una lampadina o una spazzola tergi perché deve arrivare la fornitura del noleggiatore, nonostante gli stessi pezzi siano già disponibili in officina.

«Riscontriamo lamentele sempre più numerose da parte dei nostri driver sulla qualità delle strutture di manutenzione e riparazione selezionate dai noleggiatori» conferma Laura Echino, responsabile della flotta di una grande industria italiana e cofondatore e consigliere di Aiaga (Associazione degli acquirenti e gestori di auto aziendali). Echino evita di soffermarsi su casi particolari, ma riconosce una convergenza di situazioni. È pur vero che il diffondersi del noleggio ha portato negli anni nuovi clienti non sempre provvisti di un'adeguata cultura e quindi con pretese ingiustificate, ma sono sempre più numerose le segnalazioni di attese di ricambi e rinvii di operazioni semplici come il cambio stagionale delle gomme.

Va comunque riconosciuto che, se alcuni noleggiatori hanno fatto scelte così drastiche e "impopolari", non lo hanno fatto solo per un risparmio fine a se stesso: ci sono officine che, soprattutto in passato, hanno montato ricambi non originali (e meno costosi), fatturati poi al noleggiatore al prezzo degli originali. È bene ricordarlo. Anche per spiegare meglio l'attuale fastidio degli altri riparatori (la maggioranza) che, pur avendo operato sempre con serietà, si vedono oggi penalizzati, per le scorrettezze di altri operatori, che per giunta si avvantaggiavano su di loro quando le commettevano.

Che la conflittualità sia al livello di guardia lo conferma il fatto che ora Arval intende cambiare orientamento. Un po' come accaduto finora nel campo della Rc auto ad alcune società controllate dalle principali compagnie assicurative, che le avevano create per fornire ricambi alle carrozzerie convenzionate con loro.

Arval ha illustrato al Sole 24 Ore le linee principali di un progetto allo studio per una totale revisione del rapporto con i clienti e i fornitori. Il piano è ambizioso, perché intende mettere al centro il cliente affiancato dalla figura del fornitore. I dettagli saranno presto annunciati al mercato. Si vuol riallineare l'azienda su alcuni obiettivi strategici, tra cui estrema attenzione alle esigenze del cliente, monitoraggio continuo della qualità dei servizi e supporto alla rete di officine. Andrea Solari, direttore marketing, e Alessandro Cardoselli, direttore procurement, lasciano intendere che Arval non rinuncerà alla governance dei ricambi, ma lavorerà prioritariamente per garantire sicurezza e qualità dei ricambi a prezzi giusti: «Non siamo ipocriti e ci rendiamo conto che con una flotta così ampia l'acquisto diretto dei ricambi permette forti economie di scala. Non siamo però integralisti e avvertiamo la necessità di recuperare il rapporto con la rete».

Sarebbero in corso test-pilota per velocizzare interventi semplici con la possibilità di autorizzazione all'approvvigionamento locale. Per mettere in pratica i cambiamenti è però necessario instaurare un rapporto trasparente con le officine, per controllarne performance e modus operandi. Si studiano anche altre iniziative. Di qui passerà anche la sfida per estendere il noleggio a lungo termine a quello che Arval definisce Small business, per il quale Philippe Bismut, global ad dell'azienda, ha dichiarato recentemente interesse in Italia.

Al di là dei grandi cambiamenti epocali annunciati, forse potrebbe bastare un semplice ritocco alle tariffe di manodopera e riconoscere alle officine una piccola parte del margine sui ricambi. Così ha fatto Locauto.

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